Restauro crocifisso ligneo policromo

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particolare del volto
crocifisso policromo
crocifisso ligneo

Restauro crocifisso ligneo policromo

Crocifisso   ligneo policromo con croce dotata di titolo a cartiglio con iscrizione “I.N.R.I” a  caratteri capitali dipinti

Relazione  storica

L’opera  certamente si inserisce nel clima delle botteghe di scultura che tra la fine del secolo XV e gli inizi del Cinquecento dominarono il mercato Toscano o più probabilmente fiorentino, specializzandosi proprio nell’esecuzione di crocifissi, come quelle di Giuliano e Benedetto da Maiano, di Antonio, Giuliano e Francesco da Sangallo, di Chimenti e Leonardo del Tasso e di Baccio da Montelupo (“Fece di Scoltura di legname e colorì”. Scultura del Quattrocento in legno dipinto a Firenze, catalogo della mostra di Firenze, a cura di A. Bellandi, Firenze 2016; G. Amato, in Verrocchio il maestro di Leonardo, catalogo della mostra di Firenze, a cura di F. Caglioti e A. De Marchi, Venezia 2019, pp. 316-335). A questi si devono aggiungere altre importanti personalità, alcune, come Antonfrancesco Bugiardini, recuperate solo recentemente.

Si tratta di opere, prodotte per Firenze e il contado, scalate lungo un periodo molto ampio, tra il 1480 e il 1520, eseguite da una bottega artistica al cui interno lavorarono diverse personalità, ma il cui marchio distintivo è ben riconoscibile nel peculiare intaglio delle capigliature, che partono dal solco marcato della scriminatura fino ad articolarsi in ciocche dalle terminazioni nervose e arruffate, declinando con una sorta di accento drammatico, quasi transalpino, i moduli tipici della produzione delle principali botteghe fiorentine di crocifissi.
Pur mantenendo infatti la peculiare cifra nella caratterizzazione del volto e nella definizione della capigliatura a ciocche intrecciate o nella modellazione vibrante ed esuberante del perizoma in tela gessata.

Fonti riportate dall’ Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali Ecclesiastici
Diac. Alessandro Bicchi – Incaricato Inventario e Tutela BCE dell’Arcidiocesi di Firenze

Nell’antica chiesa  di Santa Maria a Campiano, probabilmente  fondata nel sec. XI nei pressi  del  castello appartenente agli Ubaldini  e comprato dal Comune di Firenze il 16 marzo 1290 ,era custodito e venerato il  Crocifisso appartenuto a San Leonardo da Porto Maurizio .
Dal 1955 la sede parrocchiale fu trasferita nella chiesa di Santa Maria a Cafaggiolo , sita nei pressi della Villa Medicea , costruita  alla fine del XIX secolo dai  Principi Borghese, in questa chiesa ,insieme ad altre opere e oggetti  liturgici, venne trasferito anche il venerato Crocifisso .
Nel 1918 la canonica e la piccola chiesa di Cafaggiolo   è stata venduta a privati .

In conseguenza :

Considerando la  secolare e ininterrotta venerazione del popolo verso il SS. Crocifisso di San Leonardo,  l’importanza cultuale e religiosa  che tale  immagine possiede, desiderando  mantenerne la presenza nel territorio che da secoli lo custodisce , l’Arcivescovo Metropolita di Firenze Giuseppe Card .Betori, in accordo con la Soprintendenza  di Firenze,  ha fatto  trasferire la sacra  immagine nella chiesa  di San Bartolomeo a  Galliano, nel cui territorio parrocchiale rientra anche la zona di Cafaggiolo.

La  preziosa e veneranda immagine fa parte del patrimonio della Chiesa di San Bartolomeo a Galliano –

integrazione parti mancanti

particolare del volto

Particolare del volto

Particolare del volto

analisi stratigrafica

Stratigrafia

Particola del braccio

OSSERVAZIONI PRELIMINARI

Lo stato di conservazione della scultura lignea è nel complesso mediocre, sia per la struttura sia per la policromia.
Ad una prima analisi, si nota che strutturalmente il corpo del Cristo realizzato in legno scolpito, è ricavato dalla giunzione di vari elementi lignei assemblati insieme e poi intagliati.
Nell’insieme la figura si presenta molto disomogenea a causa di ridipinture e ritocchi grossolani che hanno virato di colore oltre   alle  numerose stesure di vernici finali ossidate, la disomogeneità  viene  ulteriormente aggravata dal sedimento nel tempo del deposito di sporco superficiale.
In merito alla policromia originale, si può notare un strato preparatorio leggermente pigmentato ricoperto da una sottile stesura di colore con sopra almeno due stesure di ridipinture con diverse fluorescenze, una leggermente azzurra  (probabile caseina) e una leggermente gialla (probabile olio)
Il panneggio che si presenta con sopra una ridipintura è stato eseguito con tela di lino incollata, modellata e ammannita  con gesso e successivamente dipinta con smaltino e decorazioni in oro.
I capelli sono composti da tessuto incollato e gessato.
Sopra la testa, oltre alla corona di spine ammannita e dipinta, è presente un’aureola in legno intagliato, dipinta e dorata.
A livello strutturale sono ben visibili in senso longitudinale lungo il costato e alle giunzioni delle braccia con il busto delle fessurazioni.
In un epoca successiva all’esecuzione dell’opera le giunzioni delle braccia sono state modificate, fermate/rinforzate con fasciature di tela di lino gessata hanno dato origine a crettature e sollevamenti
Le braccia risultano essere di un legno diverso da quello del corpo del Cristo
La figura presenta inoltre mancanze anatomiche:
– al livello della mano sx, dito pollice, dito indice, dito medio, dito anulare, dito mignolo
– al livello della mano dx, dito anulare e dito mignolo
– al livello dei piede dx parte finale del pollice.
– al livello del volto alcune parti finali delle ciocche di capelli e della corona di spine.
Le gambe sotto le ginocchia presentano fessurazioni trasversali dovute alla giunzione degli elementi lignei che compongono l’opera, inoltre sul retro della ginocchia si notalo due chiodi in ferro di rinforzo

Stato di conservazione della croce
La croce e costituita da due assi incrociate, nella parte in alto troviamo il cartiglio, in legno intagliato, e dipinto riportante la scritta a caratteri capitali  INRI.
L’intera opera presenta lacune e attacchi di insetti xilofagi e necessita di un accurato trattamento antitarlo.

RIFERIMENTI CAMPIONI ANALISI
Esami stratigrafici – allegato alla scheda

Prelievo gamba
Strato A: strato di materiale organico
Strato B: strato di biacca, all’interno ci sono grani rossi di cinabro
Strato C: strato scuro, molto ricco di biacca, carbonato di calcio e ocra, probabilmente a base organica, vista l’importante fluorescenza gialla
Strato D: strato chiaro a base di biacca, con terra di Siena all’interna, oltre a ocra
Strato sottile tra D ed E:strato a base organica (si nota la presenza di forforo) ricco di biacca, carbonato di calcio, silicati e silico-alluminati
Strato E: strato a case di biacca e poco carbonato di calcio, oltre a grani neri di carbone

Prelievo braccio
Strato A: silicati, silico- alluminati, carbonato di calcio, gesso (probabile strato di vernice e polvere superficiale)
Strato B: strato a base di biacca, con grani rossi a base di ocra, silicati e carbonato di calcio
Strato C: strato a base di silicati, silico-alluminati, carbonato di calcio, gesso, biacca e qualche grano di ocra
Strato D: strato di biacca, con poco carbonato di calcio, ocra e alluminati
Strato E: legno

Prelievo perizoma
Strato superficiale: probabile lapislazzuli (vista la presenza di silicio, alluminio, potassio e ferro) , carbonato di calcio
Strato dorato: oro, poco argento (potrebbe essere una doppia foglia), carbonato di calcio
Strato analizzabile dal retro: tanti silicati, potassio oltre al cobalto, potrebbero essere indicativi della presenza di smaltino

INTERVENTI DI RESTAURO

In   accordo con la Direzione dei lavori dopo aver valutato e analizzato le analisi diagnostiche stratigrafiche  dell’opera  che evidenziavano solo piccolo tracce della cromia originale e una ridipintura fortemente polimerizzata  a causa della biacca, abbiamo concordato di non procedure alla rimozione dell’ultima  ridipintura   perchè con molta probabilità  avremo  snaturato la sua immagine riportandola  allo strato della preparazione grigia (gesso e carbone).
Sempre in accordo con la Direzione dei lavori abbiamo riportato le braccia alla corretta postura caratteristica delle braccia mobili per il rito della deposizione anche se non è stato possibile recuperare il movimento delle braccia a cause di modifiche o probabile sostituzione delle braccia stesse.
Dopo tutte le analisi e le dovute riflessioni  si è proceduto a effettuare l’intervento di restauro che ha avuto come obiettivo la conservazione e la restituzione della leggibilità dell’opera per raggiungere tali obiettivi  l’intervento è stato articolato nelle seguenti fasi;
– depolverizzazione delle superfici con pennelli di setola morbida e apposito aspiratore idoneo ai beni culturali
-consolidamento localizzato della preparazione tramite iniezioni con prodotti idonei precedentemente testati
– indagini diagnostiche preliminari (esami stratigrafche in 4 zone da concordare con la Direzione dei lavori)
– trattamento anossico e successivo trattamento antitarlo con Per Xil 10 applicato a pennello e a siringa nei fori di sfarfallamento degli insetti xilofagi
– smontaggio della croce lignea dalla sede attuale per procedere con l’intervento di restauro;
– rimozione delle tele incollate alle giunzione delle braccia
– rimozione  delle braccia
-rimozione delle colle e materiali di riempimento degli incastri che accoglievano le braccia
– asportazione a secco di depositi superficiali mediante pennelli a setole morbide e aspiratori a potenza variabile, previa valutazione dello stato di conservazione della cromia e della preparazione
– test e prove di solubilizzazione delle vernici soprastanti l’opera
– rimozione chimico fisica dei numerosi strati di vernici presenti con solventi neutri e soluzioni preventivamente testati;
– test e prove di rimozione delle velature e dei grossolani ritocchi effettuati sopra l’ultima ridipintura
– rimozione chimico fisica delle velature e  ritocchi con e solvent gels e soluzioni tampone alternate fra loro preventivamente testate;
– verifica dell’integrità strutturale del supporto ligneo,
– integrazione con legno di pioppo delle parti mancanti all’attaccatura delle braccia
– integrazione del pollice della mano sx per  recuperare un equilibrio fra le mani
– integrazione  con araldite sv 427 del pollice del piede dx
– fermatura  della pellicola pittorica tramite l’utilizzo di colla animale in soluzione  tramite infiltrazioni a siringa e  pennello interponendo carta giapponese
– stuccatura delle lacune con gesso e colla di coniglio (in adeguate proporzioni), colmando lo spessore dello strato della preparazione mancante utilizzando vari pennelli, a seconda della grandezza della lacuna.
-rasatura delle reintegrazioni in gesso ad imitazione della superficie
-rasatura a bisturi delle stuccature
-riposizionamento delle braccia nella corretta posizione
-integrazione delle parti pittoriche con acquerelli su basi a tempera
-riordino estetico delle piccole discordanze cromatiche con acquerelli
-verniciatura protettiva con vernice regalrez  1094 mat (vernice alifatica di adeguato peso molecolare ritrattabile nel tempo con il solvente iniziale).

Infine si è proceduto con:
– pulitura  a bisturi dell’iscrizione del cartiglio della croce,
– integrazione delle lacune della croce,
– verniciatura protettiva della croce con vernice regalrez  1094 mat (vernice alifatica di adeguato peso molecolare ritrattabile nel tempo con il solvente iniziale).
– riposizionamento del Cristo sulla  croce e fissaggio con i chiodi